Dieci punti per riformare la Lombardia

In questi anni ho avuto l'opportunità di conoscere i tanti territori della Lombardia e di confrontarmi con migliaia di persone che li vivono. Qui ci sono dieci cose che ho imparato su dieci questioni che ritengo debbano essere affrontate con urgenza per migliorare la vita dei cittadini e delle imprese.

Sanità

Ogni giorno le persone che provano a prenotare una visita o un esame in Lombardia sono sottoposte ad un ricatto: o paghi o aspetti. O metti mano al portafoglio per una prestazione privata o, troppo spesso, non la ricevi entro un tempo compatibile con il tuo bisogno di salute.

Chi continua a descrivere il nostro sistema sanitario come eccellente, lo fa prendendo una parte per il tutto: abbiamo ancora alcuni dei migliori ospedali d’Italia, dove si effettuano alcuni degli interventi più all’avanguardia nel mondo. Ma un sistema è fatto di tante cose: dei medici e infermieri che mancano sul territorio, dei servizi di prevenzione che sono stati smantellati, delle liste d’attesa infinite, del costo troppo alto di farmaci e terapie. La sanità lombarda non è più un’eccellenza. Gli indicatori di qualità ed efficacia ci vedono dietro a Veneto ed Emilia-Romagna, a volte anche a Toscana e Piemonte.

Lega e centrodestra hanno costruito un sistema sanitario che spinge le strutture sanitarie a erogare le prestazioni che rendono più soldi, tagliando quelle meno remunerative. Che però servono ugualmente, a volte di più. Per questo è indispensabile un governo forte - da realizzarsi attraverso una nuova Agenzia regionale o un’ATS unica - che abbia il potere di definire, territorio per territorio, quali sono i bisogni sanitari e socio-sanitari delle persone, obbligando le strutture pubbliche e private a soddisfarli, garantendo il rispetto dei tempi nell’erogazione anche di quelle prestazioni che sono meno redditizie, e aumentando i controlli sull’appropriatezza. Senza questo governo, il sistema deraglia in una logica di puro business. E non può funzionare così. La sanità deve ruotare attorno ai bisogni delle persone, non alle necessità organizzative o di profitto.

Ribadiamo la centralità delle cure territoriali: tutto ciò che sta più vicino alle persone – medici di base in forma associata, infermieri di famiglia, case della comunità, assistenza domiciliare, RSA, RSD e CSE, farmacie o consultori, ad esempio – deve essere potenziato e integrato in una rete di Distretti che – con il coinvolgimento dei Comuni - eroghino servizi territoriali di qualità. Prendiamoci cura delle persone vicino a casa e lasciamo al Pronto Soccorso la sola gestione delle emergenze.

Rivediamo inoltre il sistema di accompagnamento delle persone disabili, fragili, con patologie croniche o della salute mentale. Serve un percorso di cura personalizzato con figure dedicate e tempi certi, che garantiscano una presa a carico globale dei bisogni della persona. La qualità dei servizi è poi molto diversa tra città e paesi, tra centri e periferie. Le alte specialità si concentrino nelle strutture principali, ma servono più investimenti e più personale per garantire i servizi anche nelle zone periferiche. Non devono esserci cittadini di serie B.

Infine, i Direttori generali devono essere scelti per merito, privilegiando capacità, esperienze e risultati ottenuti. Vanno valutati per la qualità delle cure, non solo per il rispetto dei budget. Dirigenti non all’altezza sono un grave pericolo per la salute. Una vera riforma della sanità lombarda è nell’interesse dei cittadini lombardi. La difesa strenua del modello attuale è invece solo nell’interesse di chi non può ammettere di aver sbagliato.

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Giovani

La maggioranza dei giovani in Lombardia prende meno di 1200 euro al mese. Non è difficile spiegarsi perché l’80% non esce di casa prima dei 30 anni, altro che mammoni…

Da qui al 2025 c'è da sostituire quasi 1 milione di lavoratori e già oggi 4 aziende su 10 non trovano i profili richiesti, ma contemporaneamente il 20% dei giovani non studia e non lavora. Le borse di studio arrivano al 9% degli studenti - in Francia al 40% - mentre i trasporti scolastici sono una super tassa che pesa centinaia di euro l’anno sulle famiglie.

Di fronte a tutto questo e molto altro, vedi la natalità che crolla e l’aumento di giovani donne che lasciano il lavoro - la risposta della Regione è stata una legge per i giovani che istituisce un Forum, un Premio e un Osservatorio sulla condizione giovanile. Un premio, un forum e un Osservatorio. È una presa in giro. Una vera legge per i giovani deve occuparsi di orientamento scolastico - con un progetto individualizzato che parta dalle secondarie di primo grado -, di aumentare le borse di studio - in questi anni, grazie alla nostra spinta, siamo passati da 500mila euro a 13 milioni, ma ancora non basta! -, di potenziare i servizi psicoterapeutici, prevedere un taglio dei costi per il trasporto scolastico - in particolare per chi arriva da più lontano - e un fondo per ridurre il costo degli affitti agli under 30 che vogliono uscire di casa.

E poi il lavoro: con un’Agenzia pubblico-privata in grado di prendere in carico ogni singolo ragazzo o ragazza, incrociando domanda e offerta di lavoro con la necessaria formazione; semplificando i contratti di apprendistato in particolare nella piccola impresa, aumentando il compenso minimo dei tirocini e limitando l’utilizzo di quelli extra-curriculari. Senza un lavoro ed un reddito stabili prima dei 30 anni, non c’è ricambio sociale, non c’è autonomia, non c’è futuro non solo per i ragazzi e le ragazze, ma per tutto il nostro paese.

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Montagna

Negli ultimi dieci anni, le valli della Lombardia hanno conosciuto un destino comune: meno aziende e posti di lavoro disponibili, meno investimenti nelle infrastrutture, meno scuole, ospedali, tribunali, uffici pubblici…

Il risultato non poteva che essere lo spopolamento: meno persone giovani che restano, meno che vengono da fuori a vivere e lavorare. Non si può pensare che le persone vivano in un luogo, se non ci sono servizi all’altezza. Soprattutto in montagna, la presenza o meno di questi fa la differenza nelle scelte di vita delle persone. Pensiamo alla sanità: in montagna reclutare personale è sempre più difficile, e ogni volta che un primario va in pensione, o che serve assumere uno specialista o un infermiere, viene messa in discussione la sopravvivenza del reparto o dell’intera struttura ospedaliera. Così, però, non si può andare avanti. Nei prossimi mesi arriveranno nuove assunzioni di personale e la priorità deve andare alle zone più periferiche: prendiamoci 3 mesi per decidere cosa deve stare negli ospedali di montagna e poi garantiamo – attraverso vincoli e incentivi economici e di carriera - che il personale necessario sia assicurato per almeno 10 anni. E la stessa cosa vale per il reclutamento dei medici di base, del personale delle RSA, di tutta la rete dei servizi territoriali da potenziare. Con parametri diversi da quelli delle zone più urbanizzate, bisogna dare stabilità ai servizi in montagna e garanzie alle famiglie che decidono di viverci.

Fare impresa nelle valli è spesso più complicato e più costoso che non nelle zone più abitate e meglio servite da infrastrutture e servizi. Se vogliamo che anche in quei territori si possa sviluppare un’imprenditoria diffusa - dalla manifattura al commercio, dalla cultura al turismo – bisogna immaginare una fiscalità di vantaggio che consenta di riequilibrare quelle difficoltà. Ad esempio, prevedendo che gli sgravi contributivi del “Bonus Sud” vengano applicati anche alle aree montane della Lombardia: 30% di contributi in meno per dieci anni per ogni nuovo assunto, 100% per tre anni se sono giovani o donne. Ancora, rendendo strutturale il bonus fiscale sulle riqualificazioni edilizie per le sole aree montane, dando così la possibilità di ristrutturare l’enorme patrimonio immobiliare.

La mobilità è un fattore di sviluppo per qualsiasi territorio, ma per quelli più periferici è questione di sopravvivenza. E’ anche dalla facilità con cui ci si muove da e per un territorio che dipende la sua attrattività nei confronti delle imprese e dei cittadini. Oggi abbiamo un’occasione unica: i miliardi del PNRR devono servire anche a ridurre il ritardo infrastrutturale accumulato da decenni nelle valli. Mobilità stradale, ferroviaria, ciclabile e impianti di risalita: piccole e grandi opere mirate allo sviluppo dei singoli territori.

Non solo: l’emergenza ha dimostrato che la tecnologia può consentire ad una fascia di lavoratori di lavorare bene anche senza essere sempre fisicamente presenti in azienda, di farlo vicino a casa, guadagnando in relazioni familiari, senza lo stress e il tempo perso nel traffico, con un'economia locale che beneficia di nuove presenze. Perché non farlo in montagna, allora? In spazi di coworking da costruire, dedicati a quanti lavorano vicino a casa che potrebbero così farlo senza rinunciare al contatto fisico e allo scambio di esperienze con altre persone. E poi, una connessione veloce. Il piano Banda Ultralarga porterà la fibra in tutti i comuni lombardi nel corso dei prossimi due anni: partiamo da quelli più periferici, e garantiamo al più presto nelle zone scoperte una connessione ad alta velocità.

Se gli ultimi dieci anni sono stati duri per le valli lombarde, i prossimi dieci anni devono essere quelli del rilancio, della possibilità di produrre ricchezza e costruire un futuro nei territori montani. Fateci vivere dove vogliamo, anche in montagna.

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SOS medici

Nella sola provincia di Bergamo, ci sono più di 100.000 persone che non hanno il medico di base e per le quali anche una semplice ricetta diventa un problema serio. Il medico di base è la porta d’ingresso per i servizi del sistema sanitario.

La sua mancanza è una questione che merita la priorità assoluta. Se è vero che a portarci qui sono stati errori di programmazione a tutti i livelli – a cui il Governo sta cercando di porre rimedio finanziando una quantità straordinaria di borse di specializzazione per formare nuovi medici - e se è vero che per i prossimi 3-4 anni avremo comunque una carenza strutturale di professionisti, si deve fare tutto il possibile per tamponare questa emergenza.

Ad esempio, affiancando ai medici “rimasti” del personale infermieristico e amministrativo capace di gestire una parte di visite e pratiche, in particolare quelle di routine; convenzionando farmacie e uffici postali per rendere più facili e veloci le procedure di scelta e revoca del medico; riducendo gli adempimenti amministrativi a carico dei medici, perché l’attenzione principale possa essere dedicata alle persone e non alla burocrazia; ancora, prevedendo incentivi economici e di carriera per andare a coprire gli ambiti più scoperti e periferici.

Non è accettabile che l’assessore Moratti continui a sparare a zero sui medici stessi, buttando benzina sul fuoco senza offrire una sola soluzione a questa emergenza. Va ripristinato un servizio ai cittadini che oggi non c’è più, dovunque essi vivano. È una cosa seria.

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Famiglie

Con 1,24 figli per ogni donna in età fertile, la Lombardia vive un calo demografico che si ripercuote oggi sugli asili - che cominciano a svuotarsi - domani sulle scuole, ma che più avanti avrà conseguenze sul mondo del lavoro e sulla sostenibilità sociale del nostro paese.

E se è vero che la scelta di avere un figlio ha a che fare anche con la fiducia nel futuro o la realizzazione del proprio progetto di vita - i fattori economici e materiali hanno un peso rilevante. In oltre il 20% dei casi la cura dei figli rappresenta il primo motivo di abbandono dell’attività lavorativa per le donne. Che abbandonano meno gli studi, si laureano prima e con risultati migliori, ma lavorano meno e guadagnano meno rispetto agli uomini.

Partiamo da qui. Promuovendo una condivisione maggiore dell’impegno nella cura della casa e dei figli da parte dei papà. Con una cultura aziendale amica dei genitori: part-time garantito, flessibilità, nuove forme di smart working e telelavoro, piani territoriali degli orari che rendano più semplice la vita. Dal Trentino, poi, serve importare i “Marchi Family” e spingere negozi, ristoranti, attività pubbliche e private a creare spazi a misura di bambino e bambina ed estendere questa sensibilità a tutti i territori della Lombardia. Perché i territori accoglienti per le famiglie con figli sono territori più ricchi, che hanno più prospettive di crescita e sostenibilità nel futuro.

Alcuni servizi già ci sono e molti vanno attivati - il Nidi gratis ancora più esteso, albo e voucher per baby sitter, servizi di doposcuola garantiti anche nelle periferie - ma a volte il problema è anche che al cittadino non arrivano le informazioni. In collaborazione con enti locali e associazioni, promuoviamo gli Uffici per le Famiglie per rendere conosciuti e accessibili i servizi attivi, aumentando l'efficacia. Per una Lombardia sempre più amica delle famiglie con figli.

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Ambiente

Per diventare più sostenibile, la Lombardia deve utilizzare acqua, sole e vento per produrre energia elettrica pulita, sfruttare i fondi del PNRR non tanto per la costruzione di nuovi edifici ma per rendere a impatto zero quelli esistenti.

Dobbiamo ridurre la quantità di auto per strada, migliorando il trasporto pubblico, incentivando lo smart-working e le soluzioni di mobilità dolce o condivisa.

Soprattutto dove l’auto privata rimane indispensabile, servono incentivi all’acquisto di auto meno inquinanti e un piano di infrastrutturazione delle colonnine per la ricarica delle elettriche sui luoghi di lavoro e nelle abitazioni; sono necessari l’elettrificazione di tutte le linee ferroviarie ancora sprovviste (basta treni diesel!) e un incentivo regionale che si sommi a quello nazionale per promuovere le comunità energetiche e aumentare la produzione da fotovoltaico.

E poi bisogna guardare al futuro: da un lato, un forte investimento di ricerca sull’idrogeno - elemento trainante per la transizione ecologica - dove far confluire tutte le nostre eccellenze: dall’università alle aziende specializzate.

Dall’altro, Regione Lombardia può diventare l’anello mancante della catena del biometano. È metano, ma è bio e soprattutto può creare un esempio di circolarità energetica, che dai produttori arriva ai consumatori, permettendo di valorizzare tutto ciò che la terra lombarda produce.

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Territorio

La pianura bergamasca si sta riempiendo di logistiche in maniera disordinata, ma che si tratti di quelle, dei centri commerciali o delle villette, il governo del territorio negli ultimi quindici anni ha sempre avuto lo stesso problema: 1500 Pgt per 1500 comuni.

Ognuno fa per sé cercando di portare a casa gli oneri per realizzare opere pubbliche sul proprio territorio. In questo modo, il potere contrattuale tra gli operatori privati - spesso giganti come Amazon - e i comuni, spesso molto piccoli - è esageratamente sbilanciato in favore dei primi.

Senza una pianificazione condivisa per ambiti omogenei, con una riforma della legge 12/2005 sul governo del territorio, si rimane nell’anarchia: non si affrontano per tempo le ricadute ambientali delle nuove edificazioni, i flussi di traffico, la qualità dei posti di lavoro, le compensazioni economiche, si finisce per realizzare doppioni o parcellizzare gli investimenti su piccole opere alla scala comunale. Invece, vanno messe in comune idee e risorse, per pensare in grande a ciò che può davvero cambiare faccia ai territori, generare lavoro e sviluppo.

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Trasporti

Spostarsi per arrivare in stazione, prendere un treno, scoprire che è in ritardo, salirci e trovarlo pieno e/o sporco: questa la realtà di troppi pendolari Lombardi. L’alternativa, l’auto, le code, il traffico, il nervoso, l’inquinamento che cresce esponenzialmente.

Il servizio ferroviario deve essere cambiato e per farlo noi intendiamo indire una gara europea, su modello di quella che è già stata fatta in Emilia-Romagna (Regione con la flotta di treni più giovane in Italia), che stimoli il miglioramento del servizio e sopperisca agli errori di questa amministrazione.

Non vogliamo più treni diesel e strapieni, non vogliamo più ritardi, cancellazioni e soppressioni. Vogliamo sconti per gli studenti, per chi arriva da più lontano e nuovi mezzi che vadano a energia elettrica e che garantiscano basse emissioni inquinanti, per una transizione ecologica a vantaggio dei cittadini e dell’ambiente.

Solo così il trasporto pubblico può diventare competitivo con l’auto privata per una fetta più ampia di cittadini. Detto questo, più ci si allontana dai centri, più l’auto privata diventa spesso quasi indispensabile. Per questo alcuni interventi stradali restano comunque indispensabili, al fine di risolvere i colli di bottiglia che generano caos e garantire maggiore sicurezza.

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Nomine

Il sistema attuale delle nomine in Regione Lombardia prevede un solo requisito: la fedeltà politica. Non ci sono controlli, non servono titoli o requisiti specifici, basta essere nominati da chi detiene il potere.

Anche per quanto riguarda i Direttori generali della sanità, il tentativo della Giunta è stato quello di aggirare la prova preselettiva, allargando le maglie dei nominabili anche tra quanti ottenevano i risultati più bassi. È dovuto intervenire il Governo per mettere un freno! Ma basta vedere come (non) funzionano i sistemi informativi, troppo spesso in tilt, per capire che troppe delle cose gestite dalle società regionali non funzionano più.

Per ottenere una gestione ottimale nell’interesse delle aziende e delle persone che hanno a che fare con il sistema delle società partecipate, servono criteri di selezione in linea con quelli delle società quotate in borsa. Anche la cosa pubblica deve essere competitiva, e bisogna introdurre un filtro aggiuntivo - sull’esempio del Comune di Milano - composto da una pool di cacciatori di teste in grado di identificare i profili migliori, che tengano conto di titoli ed esperienza.

Vogliamo riformare la Lombardia perché il sistema delle partecipate possa funzionare al meglio e in modo sano. Vogliamo che le partecipate puntino alla qualità e a fornire i servizi per cui sono state create, anche con nuove collaborazioni tra pubblico e privato, al fine di sostenere il sistema produttivo lombardo.

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Comuni

Il sistema istituzionale - comuni, province, regione e tutto quello che ci sta in mezzo tra enti e consorzi vari - dovrebbe riuscire a governare i cambiamenti economici, territoriali, sociali. Ma non è più adeguato a farlo.

I comuni devono lavorare insieme per ambiti omogenei, definire gli investimenti prioritari, la pianificazione territoriale, gli sportelli a servizio delle imprese, replicando anche per queste funzioni il modello degli ambiti che si occupano dei piani di zona per il sociale – le 100 zone della Lombardia.

Pensiamo a quello che accade con i bandi: il comune di Bergamo - 125mila abitanti - ha un ufficio di 7 persone dedicato alla progettazione per la partecipazione ai bandi, in particolare europei. Non stupisce quindi che, con il suo ottimo lavoro, riesca a portare a casa milioni di euro di contributi. Ma tutti gli altri? Il PNRR è un treno che corre veloce e con questi presupposti molti territori rischiano di perderlo, di non essere in condizione di progettare gli investimenti strutturali più importanti a livello di ambiti omogenei, non solo di singoli comuni.

Così, si finisce non per rilanciare i territori - in particolare montani - che in questi anni hanno perso più popolazione e imprese, ma per allargare la forbice delle differenze tra territori ricchi, che attraggono investimenti e lavoro, e territori che si spopolano. Non può e non deve andare così. Avere un ufficio dedicato - e un luogo politico in cui discutere delle priorità territoriali - deve diventare obbligatorio, e la Regione deve contribuire con regole, soldi e personale.

E poi è il momento di un “trattato di pace” tra Città di Milano e la Regione: stop ai litigi e lavoriamo insieme per attirare in Lombardia investimenti e lavoro. Più autonomia al capoluogo - come nella gestione dei trasporti e delle case popolari - e più risorse nei territori periferici - con zone economiche speciali per le aree della regione che hanno perso oltre il 10% di imprese e abitanti negli ultimi 10 anni.

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